RECENSIONI
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IL SECONDO CONCERTO
DI
VICTOR DE SABATA

[Il Secolo - La sera - 22 maggio 1940]

Un programma soddisfacentissimo, ieri sera: non mancava la modernità, e fra questa figurava anche una composizione italiana, veramente italiana.
La prima parte del concerto era dedicata a Brahms. Sono noti i caratteri freschi e gioiosi della seconda sinfonia in cui, settant'anni fa si vide come l'immagine della cara vita viennese, ma nell'interpretazione di Victor de Sabata essa parve assumere proprio il fantasioso spirito di Fiaba che insigni esegeti vi avevano poi sentito. Una delizia: e specialmente l'Allegretto, che è anche il tempo più limpido e fluido, rimarrà indimenticabile.
La seconda parte comprendeva Pilati, Sibelius, Ravel. Di Mario Pilati - il compianto maestro morto recentemente a trentacinque anni - venne eseguita per la prima volta a Milano il
Preludio Aria Tarantella. Composizione luminosa, vivida, finemente elaborata che onora l'arte nostra non smarrita dietro le mode caotiche d'oltr'alpe.
Vecchi motivi popolari ne formano il substrato rapsodico ma è da rilevare che questi, per lo più, non sono riprodotti come materia bensì arieggiati come sapore e colore e Victor de Sabata vi ha impresso una purezza che si potrebbe dire idealizzatrice: terra di Napoli ma col cielo di Napoli.
Nuovo per molti del pubblico era anche il poema sinfonico «Una saga» di Sibelius, che non si discosta dagli aspetti peculiari del maestro finlandese, ha però una sua vita interiore di autentica suggestività. È sempre il desolato paese del Nord che si proietta davanti ma con la poesia sognante e nostalgica della leggenda.
S'immaginerà il soffio rivelatore di Victor de Sabata. E diciamo rivelatore perché non vi è un linea che non trovi il suo raggio espressivo.
A spettacolosa chiusura il «Bolero» di Ravel. Si è già detto altra volta che l'arte di Victor de Sabata è soggiogatrice in questo estroso lavoro che necessita del massimo risalto timbrico, oltre che ritmico, quale virtuosistico compendio delle più quintessenziate strumentalità moderne.
Ieri sera si è visto ancora il pubblico trascinato, elettrizzato. Prodigi dell'interpretazione.
Il teatro era esaurito. Si erano anzi dovuti aggiungere posti sul palcoscenico. Unanime e interminabile l'acclamante saluto finale al grande maestro. Stasera il concerto sarà ripetuto a Bologna e trasmesso per radio.

Non bisogna di molte parole la cronaca del concerto d'ieri sera alla Scala. Dirigeva De Sabata. In programma erano la 2ª Sinfonia in re maggiore op. 73 di Brahms, il popolaresco Preludio Aria Tarantella di Mario Pilati, «Una Saga» di Sibelius e il «Bolero» di Ravel. Un altro indiscutibile trionfo personale di De Sabata, collettivo dell'orchestra da lui diretta, artistico delle musiche, di tutte le musiche riprodotte.
Per il maestro De Sabata, direttore ormai nel cuore di tutti i pubblici, non s'avrebbe che da ripetere quanto qui sopra si scrisse in sua lode tante e tante altre volte. Ieri sera ci è sembrato anche più grande del solito: certo un'illusione che ricorre ad ogni incontro. Ma per l'orchestra si vorrebbe trovare una parola che esprima la più incondizionata ammirazione. Com'essa ha luminosamente giocato e colorito la viennese Sinfonia brahmsiana, come ha liricamente innalzato il tono rapsodico della tipica pagina partenopea del Pilati, con quanta purità di suoni e gentilezza di modulare espressioni ha reso il malinconico sogno di Sibelius è impossibile dire.
Ardore e passione, coscienza e magistero, fusione, prontezza e la vivida gioia dell'abbandono al canto come di chi sente l'assoluta consonanza di idee con il musicista creatore e con l'artista interprete, e un amore lo muove e commuove in un unico palpito.
Non diremo poi come queste doti e questi sentimenti siano poi stati posti al servizio della più travolgente esecuzione del «Bolero» che noi si ricordi, anche superiore a quella offerta anni sono dalla stessa orchestra con lo stesso capo. Essa ci ha veramente trascinati, noi e il pubblico, a un'emozione che non vuole placarsi. Ha sollevato irresistibilmente nelle più eccelse sfere della bellezza fonica, ha sospeso gli animi in un alone magico di sensazioni timbriche e strumentali. Un superbo volo e un superbo incanto.


UN CONCERTO DI DE SABATA AD AMBURGO

Amburgo 10 marzo.

Nella sala del Covent Garten gremita di pubblico fine ed elegante, presente il console generale, l'Orchestra fllarmonica di Berlíno, diretta da Victor De Sabata, ha eseguíto un concerto con musica di Brahms, Pilati, Strauss e Berlioz. Il direttore d'orchestra e gli esecutori sono stati vivamente applauditi ed hanno ottenuto un trionfale successo.