QUIRINO PRINCIPE

MAESTRI DA RISCOPRIRE

I VALORI PLASTICI DI PILATI

Il Sole 24 Ore, 3.4.2002
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Il 9 novembre 2001, sulla «Tribune de Genève», è apparso un articolo di Luca Sabbatini, intitolato: «Grâce à un chef suisse, le retour d'un «génie de la musique italienne». L'intervento era dedicato all'uscita di un Cd ("Marco Polo" 8.225156) con musiche di Mario Pilati (Napoli, 16 ottobre 1903 - ivi, 10 dicembre 1938). Il recensore salutava l'avvenimento come un ritorno felice dopo un lungo oblio e come un atto di giustizia artistica e culturale. Morto a 35 anni il compositore napoletano «è senza riserve una delle figure maggiori della musica italiana dell'ultimo secolo. Scomparso troppo presto per dare la piena misura del proprio talento, Pilati ci ha lasciato tuttavia opere di splendente bellezza, fantasiose, ricche di melodia, piene di vitalità e di ritmi». La riapparizione di Pilati, dovuta all'amorosa perseveranza della figlia Laura che vive a Losanna e di un direttore d'orchestra zurighese di cui viene indicato un nome unico, Adriano (e ci sembra, la sua, una direzione di buona qualità), si lega per noi a una beneaugurale coincidenza.
Dopo uno stillicidio di segnali timidi e isolati, da più parti sta avviandosi un moto di ricognizione e di restituzione alla nostra conoscenza di sacrificatissime figure di musicisti e musicologi italiani, la cui caduta nell'oblio può avere giustificazioni storiche ma nessun autentico significato estetico.
Ci limitiamo a due esempi. E fortunatamente non sono gli unici. Nel 2002 si renderà visibile, con due giornate di studio a Macerata, l'opera ingiustamente oscurata di Lino Liviabella, e un convegno renderà onore a un maestro della musicologia europea, Oscar Chilesotti. Ma occorre far di più.
Pilati è del novero. Rammentiamo i lavori pianistici di quel giovane, sui quali il nostro insegnante di pianoforte ci spinse a esercitarci per qualche tempo: in particolare, «Pezzi facili» del 1932. Pilati fu allievo di Pizzetti, abitualmente indicato come il suo punto di riferimento poetico, ma in realtà lo sfortunato musicista ha, avuto di per sé caratteri di originalità che oggi avvertiamo meglio di ieri. Il Cd "Marco Polo" ci dà quattro composizioni eseguite dall'Orchestra Sinfonica della Radio Slovacca con il pianista Tamás Nemec: il «Concerto per orchestra» in Do maggiore (1931-1932), i «Tre pezzi per orchestra» (1929), la «Suite per archi e pianoforte» (1925) e «Alla culla» (1938). Indifferente agli itinerari obbligati dello stile e del linguaggio, cui il Novecento ideologico ha imposto i suoi dogmi, Pilati è un donatore di felicità. Splendido orchestratore, eccellente nella scrittura pianistica; ama la trasparenza e fa circolare molta aria nel pentagramma. Sa inventare temi belli e plastici, ma possiede molta ironia, e talora procede generando piccoli e sorridenti traumi. Si è detto che la sua musica si avvicina spesso alle colonne sonore per film; non è certo un demerito, e questo anzi lo apparenta a Nino Rota. Vorremmo ascoltare, in Cd o dal vivo, la seducente musica da camera di Pilati: per esempio il Quintetto per pianoforte e archi eseguito in Svizzera qualche anno fa, con entusiasmo e sorpresa del pubblico, grazie al Quartetto "Sine nomine" e al pianista Philippe Dinkel.