MARIO PILATI
(1903-1938)
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Mario Pilati, compositeur trop tôt disparu... et oublié !
Il est mort à 35 ans, à la veille de la Seconde Guerre mondiale qui emporte sa mémoire et efface quasiment son nom. Et pourtant, les plus grands chefs d'orchestre l'ont interprété de son vivant. Aujourd'hui sa fille, Laura Esposito Pilati, qui habite Lausanne, ne ménage pas ses efforts pour promouvoir une oeuvre qui mérite le détour. Musique en mémoire vous propose de la découvrir, grâce à des enregistrements récents du chef suisse Adriano, mais aussi à celui de deux jeunes musiciens à qui Espace 2 a demandé de bien vouloir interpréter des oeuvres pour piano et violon.


ADRIANO

SCHEDA BIOGRAFICA

IN ITALIANO
Traduzione inedita
di Laura Esposito Pilati

IN FRANCESE - IN INGLESE - IN TEDESCO

Nato a Napoli nel 1903, Mario Pilati dovette iscriversi, per volere dei suoi genitori, all’Istituto tecnico commerciale, uscendone con un diploma di ragioniere. Eppure, conosceva greco e latino, studiati da solo, ed aveva già cominciato a comporre. Fu dunque ammesso, all’età di 15 anni, al Conservatorio di Musica San Pietro a Majella, dopo aver compiuto una breve preparazione presso il Liceo Musicale di Napoli.
Il suo Maestro, Antonio Savasta, aveva subito individuato il naturale talento di Pilati, motivo di gelosia per i suoi compagni di classe che di continuo lo prendevano in giro, tacciandolo di “rivoluzionario”.
I suoi doni fuor del comune attirano ben presto anche l’attenzione del direttore del Conservatorio, Francesco Cilea, che lo incoraggia a insistere.
A 19 anni, Pilati ottiene a pieni voti il Diploma di Composizione e, poco dopo, è nominato professore di Composizione nel Conservatorio di Cagliari.
Nel 1925, su consiglio di Ildebrando Pizzetti, decide di trasferirsi a Milano, centro musicale ben più importante che meglio si conviene ai suoi gusti ed alle sue ambizioni, a prezzo, naturalmente, di grandissime difficoltà, per lo meno agli inizi.
A Milano, Pilati si guadagna da vivere trascrivendo per canto e pianoforte gli spartiti di opere liriche che Casa Ricordi gli affida, dando lezioni private (tra i suoi allievi di Composizione ci fu anche Gianandrea Gavazzeni) e collaborando a giornali come critico musicale.
Pian piano le sue composizioni sono eseguite, vincono premi e sono accolte con successo, sia in Italia che all’estero.
Il Quintetto in re per archi e pianoforte, del 1927, la più importante tra le opere di questo periodo, illustra bene il suo stile così personale.
Il suo nome diventa presto familiare ai musicisti più eminenti dell’epoca, Ottorino Respighi, Alfredo Casella, Arturo Toscanini, Mario Rossi, Franco Capuana, Victor de Sabata e, più tardi, nel 1938, anche Dimitri Mitropoulos che dirigerà il suo Concerto in do alla Biennale di Venezia, il prestigioso Festival di Musica Contemporanea.
Tre grandi case editrici, Ricordi, Fratelli Curci e Carisch cominciano e pubblicare le sue opere e a diffondere la sua musica.
Nel 1930 Pilati vince la cattedra di Contrappunto al Conservatorio che aveva lasciato meno di 10 anni prima, ritornando alla sua amata Napoli da cui trae adesso tutta l’ispirazione di cui ha bisogno per comporre le sue musiche.
Nel 1933, vinta la cattedra di Alta Composizione nel Conservatorio di Palermo, vi si trasferisce, per ritornare poi a quello di Napoli, nel 1938, a insegnare Contrappunto, Fuga e Composizione. Ricopre quest’ultimo incarico solo per qualche mese: la malattia mortale, infatti, diagnosticata due anni prima, arriva allo stadio finale. Muore il 10 dicembre, all’età di 35 anni.

L’indifferenza di cui ha sofferto la musica di Pilati può spiegarsi con la morte prematura, prima ancora di essere ben conosciuto all’estero, con l’affacciarsi di nuove correnti musicali e, soprattutto, con lo scoppio della seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, molte delle precedenti tendenze sembravano, ad un tratto, essere passate di moda.
I sostenitori di Pilati dovevano anche superare i loro personali problemi.
Pizzetti, nell’ articolo scritto in occasione della sua morte, tesse l’elogio di Pilati, considerandolo come uno dei più puri, dei più nobili e dei più generosi tra i giovani muscisti italiani. «Ammiravo i suoi principi», scrive, «le sue qualità di maestro: egli poteva essere un modello per il suo amore per l’arte e il suo entusiasmo per ogni opera di bellezza.»
Pertanto, le parole di Pizzetti suonano poco meno che una presa in giro, non facendo egli alcuna allusione a Pilati come grande compositore.
Pilati stesso era stato un grande ammiratore di Pizzetti, specialmente della sua opera Fedra e infatti ci sono tracce d’omaggio a Pizzetti nelle sue prime opere.
Era stato Pizzetti a trovargli un lavoro e qualche appoggio a Milano ma il suo atteggiamento, in seguito, illustra ancora un altro aspetto dello sfortunato destino del compositore.

Pilati aveva circa 25 anni meno di Respighi, Pizzetti, Malipiero e Casella, la «Generazione degli Ottanta» che dominava allora la vita musicale italiana.
Egli era, invece, della stessa generazione cui appartenevano personalità disparate come Goffredo Petrassi, Luigi Dallapiccola, Giovanni Salviucci, Vittorio Rieti, Virgilio Mortari, Giacinto Scelsi e Nino Rota, compositori a cui fecero seguito, qualche anno più tardi, i rivoluzionari Luciano Berio, Bruno Maderna e Luigi Nono.
Come vedremo, la musica di Pilati sembra situarsi all’incrocio tra il neoclassicismo, il postimpressionismo e le tendenze moderne; ma, il semplice uso di questi termini, tenderebbe a inquadrarlo in categorie, cosa che, in effetti, non è possibile, essendo egli morto troppo giovane per permettere una visione globale di tutta la sua opera.
Maggiori sorprese avremmo avuto, senza dubbio, e ancora molta altra musica da amare, se egli fosse vissuto più a lungo. Tuttavia, la sua produzione - che si articola su un periodo di soli 18 anni - è così piena di sorprese e dimostra una sì grande maturità da indurre l’autore di queste note a definirlo senz’altro un genio.

L’elenco delle composizioni di Pilati è abbastanza lunga per una sì breve carriera. Le sue opere per orchestra, a parte quelle qui registrate, comprendono anche alcuni più brevi pezzi: le Sei Bagatelle, per orchestra da camera, pubblicate nel 1940; il Preludio, Aria e Tarantella per orchestra, del 1932 (pubblicate nel 1937) e, del 1931 Quattro canzoni popolari italiane per piccola orchestra. Tra le sue opere da camera troviamo il magnifico Quintetto con pianoforte (1927), il Quartetto (1931, pubbl.1941), la Sonata per flauto (1926), la Sonata per violino, la Sonata per violoncello, entrambe del 1930 e diversi altri piccoli pezzi. Una dozzina di pezzi, alcuni orchestrati in seguito, e una serie di trascrizioni dei «Capricci» di Paganini, costituiscono la sua opera per pianoforte. Ci sono, inoltre, circa quaranta composizioni per voce solista o per insieme di voci, melodie con pianoforte e con orchestra, madrigali e altre opere corali, a cappella, con accompagnamento di pianoforte o di orchestra. E possiamo ancora citare una serie di trascrizioni di opere di Bach e di Scarlatti e alcune armonizzazioni di canti popolari italiani.
Il suo impiego quasi esclusivo della poesia popolare dell’Italia del sud o di poeti moderni che ne traevano ispirazione, testimonia il suo profondo interesse e il suo amore per la cultura della sua regione natale.
Due anni prima di morire, Pilati aveva cominciato a lavorare ad un’opera, Piedigrotta, su un libretto in dialetto napoletano, ambientata a Napoli, che metteva in scena una gara di canto (alla maniera dei «Maestri cantori») fra i differenti quartieri cittadini; sfortunatamente, solo il primo atto è completo.
Last but not least, Pilati può essere considerato il solo grande compositore ad aver destato la città di Pergolesi e Scarlatti da un torpore di quasi due secoli, un risveglio che ci auguriamo possa concludersi pienamente con la riscoperta della sua musica.

BIBLIOGRAFIA:
G. M. GATTI, Aspetti della situazione musicale in Italia, in RaM, 1932;
G. GAVAZZENI, Disegno di Mario Pilati, ivi, 1939.






Né à Naples en 1903, Mario Pilati est envoyé par ses parents étudier dans une école de commerce, d'où il sort avec un diplôme de comptable. Il a, pourtant, étudié le latin et le grec tout seul, et a déjà commencé à composer. Il peut donc, à l'âge de 15 ans, entrer au Conservatoire San Pietro à Majella, ayant au préalable étudié brièvement au Lycée Musical de Naples. Son professeur Antonio Savasta reconnaît le talent naturel de Pilati, source de jalousie pour ses camarades de classe qui le taquinent très souvent, le traitant de révolutionnaire. Ses dons hors pair attirent également l'attention du directeur du Conservatoire, Francesco Cilea, qui l'encourage beaucoup. À 19 ans, Pilati reçoit son diplôme de composition summa cum laude et peu après est nommé professeur dans la classe de composition du Conservatoire de Cagliari. En 1925, sur le conseil de Ildebrando Pizzetti, il décide d'emménager à Milan, capital musical qui va bien mieux convenir à ses goûts et à son ambition, au prix, toutefois, de très grandes difficultés au début. À Milan, Pilati survit en faisant des arrangements piano-chant pour la maison Ricordi, tout en enseignant (Gianandrea Gavazzeni fut son élève de composition) et en écrivant des critiques. Peu à peu ses propres œuvres sont jouées, appréciées, et acclamées en Italie et à l'étranger. La Quintette avec piano de 1927, la plus importante de ses premières œuvres, illustre bien un style hautement personnel. Son nom devient familier auprès des musiciens les plus éminents de l'époque, tels Ottorino Respighi, Alfredo Casella, Arturo Toscanini, Mario Rossi, Franco Capuana, Victor de Sabata et plus tard, en 1938, Dimitri Mitropoulos qui dirigera son Concerto en do à la Biennale, le prestigieux festival de musique moderne à Venise. Trois grandes maisons d'édition, Ricordi, Fratelli Curci et Carisch, commencent à éditer et à promouvoir sa musique.
En
1930 Pilati accepte le poste de professeur de contrepoint au Conservatoire qu'il avait quitté moins de dix ans auparavant, retournant à son Naples bien-aimé, qui lui fournit maintenant toute l'inspiration musicale nécessaire. En 1933 il est nommé professeur de composition au Conservatoire de Palerme, et, en 1938, de nouveau à celui de Naples. Ce dernier poste ne dure que quelques mois: la maladie mortelle qui s'est manifestée deux ans plus tôt arrive à son terme. Il meurt le 10 décembre à l'âge de 35 ans.

L'indifférence dont souffrait la musique de Pilati peut s'expliquer par une mort prématurée - avant qu'il se fasse bien connaître en dehors d'Italie, par le fait que ses promoteurs devaient faire face à des mouvances plus modernes, ainsi que par le déclenchement de la Deuxième Guerre Mondiale. Après la Guerre, bien des tendances d'autrefois semblaient tout d'un coup être passées de mode. Les promoteurs de Pilati devaient aussi surmonter leurs propres problèmes. Pizzetti, dans une notice nécrologique, loue Pilati comme un des plus purs, des plus nobles et des plus généreux des jeunes musiciens italiens. «J'admirais ses principes,» écrivit-il, «ses qualités de professeur, et il pouvait être un modèle de par son amour de l'art et son enthousiasme pour toute œuvre de beauté». Pourtant, les mots de Pizzetti semblent à peine plus que de la moquerie, car il ne fait aucune référence à Pilati comme grand compositeur. Pilati avait lui-même admiré les œuvres de Pizzetti, surtout son opéra Fedra, et il y a des traces d'hommages à Pizzetti dans ses premières œuvres. Ce fut Pizzetti qui avait trouvé un travail pour Pilati ainsi que quelques connections à Milan, mais son attitude par la suite illustre un aspect du destin malheureux du compositeur.

Pilati avait environ vingt-cinq ans de moins que Respighi, Pizzetti, Malipiero et Casella, la «Generazione degli Ottanta» (Génération des Années Quatre-Vingt), qui dominaient alors la vie musicale en Italie. Il appartenait à la même génération que les personnalités disparates de Goffredo Petrassi, Luigi Dallapiccola, Giovanni Salviucci, Vittorio Rieti, Virgilio Mortari, Giacinto Scelsi et Nino Rota, des compositeurs suivis quelque dix ans plus tard par des révolutionnaires tels que Luciano Berio, Bruno Maderna e Luigi Nono. Comme on verra, la musique de Pilati semble être un croisement entre le néo-classicisme, le postimpressionnisme et des tendances modernes, mais un tel descriptif tend à le catégoriser, ce qui est heureusement impossible puisqu'il est mort trop jeune pour permettre une vue globale de tout une œuvre. S'il eût vécu plus longtemps, il y aurait eu, sans doute, davantage de surprises et encore plus de musique passionnante. Néanmoins, sa production - sur une période de seulement dix-huit ans - est déjà pleine de surprises, et fait preuve en outre d'une grande maturité, ce qui fait que l'auteur de ces lignes n'hésite pas à le qualifier de génie.

La liste des compositions de Pilati est assez longue pour une carrière aussi brève. Ses œuvres pour orchestre, en dehors de celle qui a été enregistrée, comportent les Sei Bagatelle (Six Bagatelles), de petits morceaux pour orchestre de chambre publiés en 1940, le Preludio, Aria e Tarantella pour orchestre de 1932 (publiés en 1937), et, en 1931, Quattro canzoni popolari italiane (Quatre Chansons Traditionnelles Italiennes) pour petit orchestre. Parmi ses œuvres de chambre se trouvent la magnifique Quintette avec piano (1927), un Quatuor à cordes (1931, publié en 1941), une Sonate pour flûte (1926) et des Sonates pour violon et pour violoncelle, les deux de 1930, ainsi que diverses autres petites pièces. Une douzaine de morceaux, certains orchestrés par la suite, et une série de transcriptions des «Caprices» de Paganini constituent son œuvre pour piano. Il existe environ quarante compositions pour voix solo ou pour ensemble de voix, dont des mélodies avec piano et avec orchestre, des madrigaux et d'autres œuvres chorales, soit a cappella, soit avec accompagnement de piano ou d'orchestre. Il existe aussi une série de transcriptions d'œuvres de Bach et de Scarlatti ainsi que des harmonisations de chansons traditionnelles italiennes. Son emploi quasi exclusif de la poésie populaire de l'Italie du Sud ou de poètes modernes s'en inspirant témoigne de son profond intérêt pour et son amour de la culture de sa région natale. Deux ans avant sa mort, Pilati avait commencé à travailler sur un opéra, Piedigrotta, sur un livret dans le dialecte napolitain, qui traitait d'un concours (à la façon des «Maîtres Chanteurs») entre les différents quartiers de la ville de Naples, mais malheureusement seul le premier acte a été terminé. Last but tint least, Pilati peut être considéré le seul grand compositeur à avoir réveillé la ville de Pergolesi et de Scarlatti d'une torpeur de près de deux siècles. Espérons que ce réveil sera complètement achevé par une redécouverte de la musique de Pilati.






Mario Pilati was born in Naples in 1903 and was sent by his parents to a commercial school, where he qualified as a bookkeeper. He had studied Latin and Greek on his own, however, and had also started composing music. This allowed him at the age of fifteen to enter the composition class of the Conservatorio di Musica San Pietro a Majella, after a short period of study at the Naples Liceo Musicale. His teacher Antonio Savasta recognised Pilati's natural talent, the cause of envy in his fellow students, who frequently teased him, calling him a revolutionary. His outstanding gifts also drew the attention of the director of the Conservatory, Francesco Cilea, who did much to encourage him. At the age of nineteen Pilati was awarded his composer's diploma summa cum laude and was shortly afterwards appointed as a teacher in the composition class of the Conservatory of Cagliari. In 1925, on the advice of Ildebrando Pizzetti, he decided to move to Milan, a musical capital that would eventually suit better his taste and ambitions, but not without enormous initial difficulties. In Milan Pilati survived as an arranger of vocal scores for Casa Ricordi, as a teacher and as a music critic. He also gave private lessons in composition and Gianandrea Gavazzeni was among his pupils. Gradually his works came to be performed and appreciated and to win awards in Italy, with the Piano Quintet in D of 1926, the most important of his earlier works, exemplifying his most personal style. His name became known to leading musicians of the time, such as Ottorino Respighi, Alfredo Casella, Arturo Toscanini, Mario Rossi, Franco Capuana, Victor de Sabata and Dimitri Mitropoulos, and he was admitted to the Biennale, the prestigious Venice festival of modern music. Three important companies, Casa Ricordi, Fratelli Curci and Carisch started publishing and promoting his works.
In 1930 Pilati accepted appointment as a professor of counterpoint at the Conservatory which he had left less than a decade earlier, returning to his beloved Naples, which now furnished him with all the necessary musical inspiration. In 1933 he was nominated a professor in composition at the Conservatory of Palermo and, in 1938, again in Naples. He held this final position only a few months: the fatal illness, which had been diagnosed two years earlier, had reached its final stage. He succumbed to it on 10th December, dying at the age of 35.

The general neglect of Pilati's music may be explained by his early death, before much exposure outside Italy, and by the fact that his promoters were confronted by more modem tendencies and by the outbreak of World War II. After the war many earlier musical trends suddenly seemed outdated. Pilati's promoters had also had to overcome their own problems. Pizzetti, in the composer's obituary, praised Pilati as one of the purest, noblest and most generous among the younger musicians of Italy. «I admired his principles», he wrote, «his qualities as a teacher, and he could be an example through his love for art and enthusiasm for every work of beauty.». Yet Pizzetti's words seem little more than a mockery, with no mention of Pilati as a great composer. Pilati himself had been a great admirer of Pizzetti, especially of his opera Fedra and there are traces of homage to Pizzetti among his earlier works. It was Pizzetti who had found Pilati a job and some connections in Milan. but his later attitude illustrates one aspect of this composer's unfortunate destiny.

Pilati was about a quarter of a century younger than Respighi, Pizzetti, Malipiero and Casella, the so-called «Generazione degli Ottanta» (Generation of the Eighties), who in those years dominated the musical life of Italy. He belonged to the generation of such disparate personalities as Goffredo Petrassi, Luigi Dallapiccola, Giovanni Salviucci, Vittorio Rieti, Virgilio Mortari, Giacinto Scelsi and Nino Rota, composers followed some ten years later by revolutionaries such as Luciano Berio, Bruno Maderna and Luigi Nono. As will be seen, Pilati's music seems like a cross-over between neo classicism, post-impressionism and modem tendencies, but by simply using these terms we try to categorize him, which luckily is impossible, since he died too young to allow us a complete overview of his work. Doubtless there would have been more surprises and more exciting music, if he had lived longer. Nevertheless his output over a period of only eighteen years is already full of surprises and of great maturity, leading the present writer not to hesitate in regarding him as a genius.

The list of Pilati's compositions is quite large for such a short period of time. His orchestral works, besides the ones here recorded, include shorter orchestral pieces, Sei Bagatelle (Six Bagatelles) for chamber orchestra, published in 1940, the orchestral Preludio, Aria e Tarantella of 1932 (published in 1937), and Quattro canzoni popolari italiane (Four Italian Folk-songs) for small orchestra (1931). His chamber works include the magnificent Piano Quintet of 1927, a String Quartet (1931, published in 1941), a Flute Sonata (1926). and Sonatas for violin and for cello, both from 1930, and various smaller pieces. A dozen pieces, some orchestrated later, and a series of transcriptions of Paganinn's «Capric», i make up the series of piano works. There are also about forty compositions for solo voice or vocal ensemble, including songs with piano and with orchestra, madrigals and other choral works a cappella, with piano, or orchestral accompaniment. A series of transcriptions of works by Bach and Scarlatti and harnionizations of Italian folk-songs may also be mentioned. The almost exclusive use of popular poetry from Southern Italy, or modern poetry inspired by it are testimony of the composer's deep interest in and love for the culture of his native region. Two years before his death, Pilati had started working on an opera entitled «Piedigrotta», based on a libretto in Neapolitan dialect, concerning a «Meistersinger»-like song contest amongst different quarters of the city of Naples. Unfortunately only the first act of this work was completed. Last but not least, Pilati can be considered the only great composer to rouse the city of Pergolesi and Searlatti from a slumber of nearly two centuries, a reawakening that it may be hoped a renewed knowledge of Pilati's music may accomplish.





Mario Pilati wurde 1903 in Neapel geboren. Seine Eltern liessen ihn eine Handelsschule besuchen, die er als Buchhalter abschloss; Latein und Griechisch hatte er im Selbststudium erlernt und auch bereits die ersten Kompositionsversuche unternommen. Dies ermöglichte ihm, nach einem kurzen Unterricht ant Liceo Musicale, im Alter von fünfzehn Jahren die Aufnahme in die Kompositionsklasse des Conservatorio di Musica San Pietro a Majella. Antonio Savasta erkannte das Naturtalent seines Schützlings, das auch den Neid der Mitschüler erregte, die ihn oft plagten und ihn einen Revolutionär nannten. Bald wurde auch der Direktor des Konservatoriums, Francesco Cilea, auf den jungen Studenten aufmerksam und förderte ihn nach Kräften. Im Alter von neunzehn Jahren bestand Pilati seine Diplomprüfung im Fach Komposition summa cum lande und wurde kurz danach als Lehrer der Kompositionsklasse ans Konservatorium von Cagliari berufen. Auf Anraten von Ildebrando Ildebrando Pizzetti entschied er sich, nach Mailand zu gehen - ein Musikzentrum, in dem er seine Fähigkeiten und Ambitionen auf die Dauer am besten entfalten und verwirklichen konnte. Doch die erste Zeit erwies sich als äußerst mühsam: ei hielt sich als Bearbeiter von Klavierauszügen für Casa Ricordi sowie als Lehrer und Kritiker über Wasser. Ausserdem gab er Privatstunden in Komposition, Gianandra Gavazzeni gehörte zu seinen Schülern. Nach und nach gelangten seine Werke zur Aufführung und erzielten Preise in Italien; von seinen Frühwerken ist das Klavierquintett D-Dur aus dem Jahre 1927 das bedeutendste; es ist beispielhaft für seinen ganz persönlichen Stil. Bald wurden auch führende Musiker der Zeit, unter ihnen Ottorino Respighi, Alfredo Casella, Arturo Toscanini, Mario Rossi, Franco Capuana, Victor de Sabata und Dimitri Mitropoulos, auf Pilati aufmerksam, und er wurde zum bedeutenden Festival für moderne Musik, der Biennale von Venedig, zugelassen. Drei namhafte Verlage, Casa Ricordi, Fratelli Curci und Carisch begannen ihn zu fördern und seine Werke herauszugeben .
1930 trat Pilati eine Professur für Kontrapunkt am Konservatorium von Neapel an und kehrte damit an ein Institut zurück, das er weniger als zehn Jahre zuvor verlassen hatte. Gleichzeitig war es ein Wiedersehen mit seiner geliebten Stadt Neapel, die ihn null mit musikalischer Inspiration versorgte. 1933 kam die Berufung als Professor für Komposition an das Konservatorium von Palermo, und 1938 kehrte Pilati wiederum nach Neapel zurück. Doch seine letzte Position bekleidete er nur wenige Monate: eitle tödliche Krankheit, die man zwei Jahre zuvor diagnostiziert hatte, war in ihr Endstadium getreten. Er erlag ihr, im Alter von 35 Jahren, am 10. Dezember.

Die allgemeine Vernachlässigung von Pilatis Musik ist darauf zurückzufahren, dass seine Musik zum Zeitpunkt seines frühen Todes ausserhalb Italiens noch nicht häufig aufgeführt worden war. Erschwerend für die Förderer seiner Musik kam hinzu, dass es inwischen modernere Tendenzen in der Musik gab und dass der 2. Weltkrieg das Musikleben weitgehend zum Stillstand gebracht hatte. Nach dem Krieg schienen viele frühere musikalische Trends plötzlich nicht mehr aktuell zu sein. Ausserdem hatten Pilatis Förderer ihren eigenen Probleme. In seinem Nachruf auf Pilati rühmte Pizzetti ihn als einen der aufrichtigsten und edelmütigsten Vertreter der jungen italienischen Musikergeneration. «Ich bewunderte seine Prinzipiert», schrieb er, «seine pädagogischen Fähigkeiten. Durch seine Liebe zur Kunst und seine Begeisterung für jedes Werk der Schönheit war er ein Vorbild.» Und doch muten diese Worte Pizzettis geradezu wie Hohn an, denn mit keinem Wort erwähnt er Pilati als großen Komponisten. Pilati war selbst ein großer Bewunderer Pizzettis, vor allem seiner Oper Fedra, und in seinen frühen Werken finden sich Spuren der Bewunderung, die er für Pizzetti empfand. Pizzetti war es gewesen, dem er eine Anstellung und einige Beziehungen in Mailand zu verdanken hatte, doch seine spätere Haltung illustriert nur einen Aspekt des unglücklichen Schicksals dieses Komponisten.

Pilati war ungefähr ein Vierteljahrhundert jünger als Respighi, Pizzetti, Malipiero und Casella, der sogenannten «Generazione degli Ottanta» (Generation der Achtziger), die das Musikleben Italiens in jenen Jahren beherrschte. Er gehörte der Generation von solch verschiedenartigen Persönlichkeiten wie Goffredo Petrassi, Luigi Dallapiccola, Giovanni Salviucci, Vittorio Rieti, Virgilio Mortari, Giacinto Scelsi und Nino Rota, Komponisten, denen ungefähr zehn Jahre später Revolutionäre wie Luciano Berio, Bruno Maderna e Luigi Nono nachfolgen sollte. Pilatis Musik klingt wie eine Kreuzung aus Neoklassizismus, Postimpressionisinus und modernen Tendenzen. Indem wir jedoch diese Termini auf ihn anwenden, ordnen wir ihn einer Kategorie zu, und das ist glücklicherweise bei ihm unmöglich, denn er starb zu jung, als dass man einen vollständigen Überblick über sein Werk geben könnte. Zweifellos hätte es mehr Überraschungen und mehr aufregende Musik gegeben, hätte er länger gelebt. Und doch ist bereits sein Schaffen über einen so kurzen Zeitraum von nur achtzehn Jahren voller Überraschungen und von einer großen Reife. Der Verfasser dieser Zeilen zögert denn auch nicht, in ihm ein Genie zu sehen.

Im Vergleich zu seiner kurzen Karriere ist Pilatis Werkliste ausgesprochen umfangreich. Zu seinen Orchesterkompositionen gehören, neben dem hier eingespielten, kürzere Stücke wie Sei Bagatelle (Sechs Bagatellen) für Kammerorchester, veröffentlicht 1940, Preludio, Aria e Tarantella für Orchester von 1932 (eröffentlicht 1937) sowie Quattro canzoni popolari itatiane (Vier italienische Volkslieder) für kleines Orchester von 1931. In der Gattung Kammermusik schrieb er das großartige Klavierquintett (1927), ein Streichquartett (1931, erschienen 1941), eine Flötensonate (1926), Sonaten für Violine und für Violoncello, beide von 1930, sowie verschiedene kleinere Stücke. Aus einem Dutzend Stücken (einige wurden später orchestriert) und einer Reihe von Transkriptionen von Paganinis Capricci besteht sein Klavierwerk. Daneben hinterliess er ca. vierzig Kompositionen für Sologesangsstimme oder Vokalensemble, darunter Lieder mit Klavier bzw. Orchester, Madrigale und andere A-cappella-Chorwerke, mit Klavier oder mit Orchesterbegleitung. Erwähnen muss man weiterhin eine Reihe von Transkriptionen von Werken von Bach und Scarlatti sowie Harmortisierungen von italienischen Volksliedern. Die fast ausschliessliche Verwendung von süditalienischer Volksdichtung bzw. von durch sie inspirierte moderne italienische Lyrik beweist Pilatis enge Verbundenheit mit der Kultur seiner Heimatregion. Zwei Jahre vor seinem Tod hatte er die Arbeit an einer Oper aufgenommen, die den Titel Piedigrotta tragen sollte, basierend auf einem Libretto in neapolitanischem Dialekt und handelnd von einem Meistersinger-ähnlichen Gesangswertbewerb zwischen verschiedenen Stadtteilen Neapels. Leider wurde nur der erste Akt dieser Oper vollendet. - Pilati kann für sich in Anspruch nehmen, dass er es war, der die Stadt Pergolesis und Scarlattis aus einem fast zwei Jahrhunderte währenden musikalischen Dornröschenschlaf erweckt hat. Es ist zu hoffen, dass eine erneute Beschäftigung mit seiner Musik diesen Prozess des Wiedererwachens vollenden möge.