Compositore ítaliano (Passirana di Lainate, Milano, 6-XII-1902 - Roma 1993). Ha studiato presso il Conservatorio di Milano con C. A. Bossi e I. Pizzetti. Diplomatosi a Parma nel 1928 in pianoforte e in composizione, già nel 1924, con una Sonata per pianoforte, violino e violoncello era risultato vincitore del primo concorso della Società Italiana di Musica contemporanea. Risale al '27 il suo esordio teatrale con l'opera da camera Secchi e Sberlecchi, rappresentata in Italía e a Parigi. Dopo un'íniziale attività pianistica, si è dedicato interamente alla composizione e all'insegnamento. Dal 1933 al '40 è stato docente di composione al Conservatorio «B. Marcello» di Venezia e nel '40 ha assunto la medesima cattedra presso il Conservatorio di S. Cecilia a Roma. Nel 1934 ha fondato a Venezia un'associazione per la musica da camera e, in seguito, ha collaborato con A. Casella alla fondazione e all'organizzazione artistica delle Settimane Musicali Senesi. Dal 1944 al '46 è stato direttore artistico dell'Accademia Filarmonica Romana e, dal 1955 al '59, ha tenuto la sovrintendenza del Teatro La Fenice a Venezia. Nel '63 è stato vice presidente dell'Accademia di S. Cecilia. Già vincitore di un Premio «Euterpe» e di un Premio «Marzotto» per la musica, nel 1980 ha ottenuto il Premio «Montaigne», assegnato per la prima volta a un italiano. Accademico di S. Cecilia e della Filarmonica Romana, ha svolto numerosi incarichi nelle commissioni della Società Italiana Autori ed Editori. Del 1986 è il PLANCTUS MARIAE su testi di devozione.
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A MARIO PILATI

CON AFFETTUOSA AMICIZIA

VIRGILIO MORTARI

MILANO 24 GIUGNO 1927

La posizione di Mortari fra i compositori italiani del Novecento è piuttosto singolare: non la si può dire di un isolato, né di un epigono, né tanto meno di un caposcuola. Mortari ha sempre partecipato attivamente alla vita musicale italiana, è indiscutibilmente figlio della rivoluzione caselliana (pur essendo discepolo di Pizzetti), è responsabile della solida formazione accademica di molti giovani musicisti. Ma il suo impegno creativo l'ha sempre visto appartato, in dialogo con se stesso, fuori dalle correnti e indenne dalle influenze originarie o contemporanee. La sua opera si distingue per chiarezza di scrittura e semplicità di espressione: nasce nella bonomia teneramente umoristica delle liriche infantili, dell'opera Secchi e Sberlecchi e non perderà mai il contatto con il mondo poetico dei fanciulli e degli umili, pur approfondendo nel corso di una vastissima produzione esperienze espressive che culminano nell'intensa «pietà» delle pagine scritte su testi religiosi. Nel corso dell'evoluzíone linguistica l'inventiva di intonazione quasi popolare si configura in stilemi ritmici e melodico-armonici che potrebbero dirsi di lontana derivazione stravinskiana, intorno ai quali si costruiscono le opere strumentali della maturità - in particolare la serie dei concerti per solisti e orchestra e altre musiche concertanti - tutte sorrette da un elevatissimo magistero d'arte.
[DEUMM]

Per soprano, mezzosoprano, coro femminile, flauto ed archi (1986). il testo si compone di tre sezioni: le Prime due riguardano più esplicitamente la 'passione', la terza è una invocazione di misericordia. La scrittura musicale di Mortari è come sempre di un equilibrio assoluto, però, mai fredda anzi, spesso grandemente commossa. Il tono maggiore e il minore si intrecciano, costruendo originali armonie talvolta di sapore orientale. Drammatiche ed intense, le prime due parti si risolvono nella terza che è una invocazione intorno ad una cellula (si bemolle - la - do - si)