INCANTO D'ARTE

nella Basilica di Monreale

Il grande successo del prlmo concerto
di muslca sacra diretto dal maestro Previtali


IL GIORNALE DEL MEDITERRANEO
Palermo - Anno 40º - Numero 88 -
Giovedi 13 Aprile 1339 - XVII E. F.

TESTO DI V. R.

CFR. RECENSIONE DI GINO CUCCHETTI


IL DUOMO DI MONREALE NEL 1913

Quella che ci è venuta incontro ieri evidentemente era un'altra Monreale, una Monreale che non eravamo abituati a conoscere. Monastica, guerriera, mistica, ardente, chiusa nelle sue memorie gloriose: sono questi gli aspetti sotto i quali ci è apparsa Monreale sempre che ci siamo recati a visitare la basilica, indugiandoci nella raccolta quiete del paese, tra le poche case che hanno un'aria sonnacchiosa e tranquilla di gente calma e pacifica. Monastica, guerriera, mistica, ardente. Ma una Monreale che allineasse per le strade la sua popolazione vestita a festa, una Monreale che avesse preso per l'occasione un'aria sorridente, e giuliva, che per una volta tanto mostrasse di aver buttato a mare il grave fardello dei suoi ricordi, una Monreale così allegra, ciarliera, rumorosa come quella che abbiamo visto ieri, non rammentavamo di aver mai conosciuto.



IL CHIOSTRO DEL DUOMO DI MONREALE

È stato necessario il miracolo operato dai concerti, di musica sacra per rivelarti questo suo nuovo volto, per convincere che spesse volte la storia, la leggenda, il peso del passato sono un luogo comune e che i millenni non contano quando si vuol dimostrare di non aver più di vent'anni.
Forse gli stessi organizzatori della «Settimana di musica sacra» non immaginavano così caldo e cordiale successo. Essi avevano pensato a Monreale, come alla località che di tutta la Sicilia fosse la più adatta ad esser sede di un simile avvenimento, perché il Duomo di Monreale è unico al mondo e non si ha sempre la fortuna di averlo a portata di mano come noi lo abbiamo, ma non prevedevamo, certo, che i concerti avrebbero potuto rappresentare qualche cosa di così notevole da portare radicale sconvolgimento nella vita di un paese, anche se piccolo come Monreale.



IL DUOMO, IL CHIOSTRO, I DINTORNI VISTI DALL'ALTO

La realtà ha, invece, smentito tutte le previsioni. Il successo è stato cordialissimo, non soltanto dal punto di vista artistico, ma per il largo concorso di turisti, per le ripercussioni che l'avvenimento ha avuto sulla vita dell'intera cittadina. Da qualche giorno non si parlava che della Settimana di musica sacra, non si vedevano che artieri, operai, tecnici, affaccendarsi intorno alla Basilica, non si assisteva che all'arrivo di personalità, di maestri, di orchestrali. Se si dice che da qualche giorno Monreale non viveva che nell'attesa del concerti, sembrerà di fare della esagerazione, ma non è assolutamente nell'intenzione di chi scrive alcuna iperbole.
Noi avremmo voluto condurvi ieri sera con noi nell'interno della Basilica, fra lo splendore dei marmi e i vaghi riflessi dei mosaici, per convincervi di quello che è stato il successo di questo primo concerto, che era diretto dal Maestro Previtali. La folla, nella quale si notavano moltissime signore e tutte le nostre principali autorità, il Prefetto, il Comandante del Corpo d'Armata, Il Federale, il Podestà, gli alti rappresentanti della Magistratura gremiva la vastissima navata del Tempio e, nell'attesa che il concerto avesse inizio, ingrossava a vista d'occhio. Donde era venuta tanta gente? Da Palermo e dalla provincia, dai più lontani centri dell'Isola e anche dal continente. Monreale così universalmente famosa, aveva assolto efficacemente il suo ruolo di chiamata. La propaganda degli Enti Turistici, il nome del direttori e il valore degli esecutori avevano fatto il resto.



VEDUTA DI MONREALE

Ed ora il pubblico, inverosimilmente numeroso, attendeva che il concerto avesse inizio. Alle cinque e pochi minuti il Previtali è salito sul podio. Sull'altare erano apparsi il Cardinale Lavitrano e il Vescovo di Monreale con la loro corte. Un delizioso attimo di attesa. Poi, improvviso, fremente, impetuoso, ecco il suono degli archi e degli ottoni levarsi nel silenzio del Tempio.
La «Settimana di Monreale» ha avuto così il suo inizio ufficiale.

FILIPPO FABII

L'ESECUZIONE

Nel tempio dei Signore, nell'oasi squillante di ori e di mosaici il nostro spirito pacato si è prostrato dinanzi alla Musa Cristiana, in estatica adorazione: ieri la Basilica di Maria di Monreale era tutta silenzio, tutta un'armonia.
Trovarsi di fronte alla Maestà della Diva non più pagana e stupendamente denudata, come tagliata nel piú puro e bianchissimo marmo di Ellade, spoglia delle sue vesti da teatro: è un'impressione profonda che turba e che soffonde gli animi e i sensi di dolcissime ombre, di effluvi, di carezze...
Ben aveva ragione dunque quel sublime autore del Faust quando scriveva in una sua lettera:«Le chiese sono forse il solo luogo dove si coltivi e possa coltivarsi la musica...»; e non mentiva il poeta cantando di Davide che col suono dell'arpa, «strumento divino» e «degno de le musiche de gli Angeli», placava le ire tempestose di Saul. Lo stesso severo canto ambrosiano rinnegatore della melodia, pur oggi riuscirebbe a dominare ed estasiare, sotto le navate immense dei tempio cristiano, fondendosi con l'altissimo inno della Fede!
E ieri quando le prime note di quell'armonia lieve di cornetti, violini, tromboni e viole della Sonata Sopra Sancta Maria di Claudio Monteverdi, si sono elevate dapprima esili e leggere e poi a dilagare nell'immensità del Tempio, è stato come una sublime sensazione di vita novella e di un novo etereo mondo di sogni che si schiudesse...
Questa Sonata «Sopra Sancta Maria» fu composta nel cosidetto periodo veneziano, dal grande musicista cremonese. Ed è in questo periodo che egli si distaccò da quella maniera che gli doveva procacciare imperitura gloria nella storia della strumentazione che a lui fa capo e che si doveva svolgere poi attraverso le grandi figure di Gluck, Wagner fino a Strawinsky.
La melodia gregoriana dello litanie «Sacta Maria ora pro nobis», cantata dal coro all'unisono, sulla quale si ergono quelle variazioni strumentali ora solenni, or leggiadre e gaie, è una delle più significative, composizioni dei Monteverdi, che nella interpretazione orchestrale di Molinari ha acquistato ricchezza di colorito e di effetto.
Lo Stabat Mater del maestro Labroca, che è stato il secondo brano eseguito, si apre col tema predominante di poche note dell'oboe, ripreso subito dopo dagli archi e che ritorna assai spesso limpido e scintillante come una fresca polla. L'azione musicale, che si mantiene aderente assai alla ideale trama dello Stabat, è pur essa in episodi, divisi da brevi pause verso le quali tende a spegnersi ogni figurazione per quindi riprendere solenne e grandiosa nel fervore dell'unisono e per poi sfociare nel finale in cui coro ed orchestra sono fusi in un insieme solenne che va ad estinguersi in un sospiro, quasi.
Il Salmo CL che abbiamo poi ascoltato, autore quel Frank che fu considerato un caposcuola della moderna musica francese, è una delle più significative musiche sacre del Maestro belga ed appartiene secondo il D'Indy, al secondo dei tre periodi in cui quest'ultimo volle suddividere l'attività di compositore del Maestro. Il primo era quello della giovinezza e delle influenze più o meno acquisite di Beethoven e Liszt. Il terzo quello della maturità in cui Frank, genio versatile, dette tutti i generi di mu-sica, financo da teatro.
Il primo movimento del Salmo è degli archi a cui si aggiunge quello, solenne dell'organo. Quanta suggestione in quella costruzione vivace sulla quale si appoggia l'onda del coro sopraggiungente! E quanta bellezza nel finale dalla strumentazione ricchissima in cui hanno predominio sugli archi gli ottoni ed i piatti!
Il Battesimo di Cristo del compianto maestro Pilati, alla sua prima esecuzione in memoriam», è poi apparsa una delle più belle gemme di cui si è arricchita recentemente la Musica Sacra.
Di una bellezza senza pari sono in questo episodio l'ispirata, lenta e larga movenza dell'inizio, quasi ad esprimere il biblico paesaggio: nella potente figurazione musicale ascolti il queto scorrere del Giordano nella deserta pianura, mentre il leggiadro movimento di fagotto e viole anima la scena, nella quale tosto compare la voce della turba che viene a Giovanni pel Battesimo.
Stupendo il clangore finale di questo brano di raffinata tecnica e di suggestiva potenza espressiva! Il Cristo che in questa descrizione si delinea è un'immagine non bionda, non delicata, non sofferente, ma un vigoroso scorcio Masaccesco, quale però mano d'artista mai ha potuto e potrà plasmare.
La Passione di Malipiero, altra azione eseguita per soli, coro ed orchestra, è una composizione di altissimo valore, concisa e supremamente espressiva. Basti pensare alla successione delle tragiche note del «Conficcamento di Cristo» sulla croce ed allo strazio di Maria dolorante al Calvario. Lo sfruttamento degli strumenti è magistrale in questo brano e questi significano intensamente il culminare dell'azione, che procede sempre vivace e commossa.
Il maestro Fernando Previtali che ha condotto alla magnifica esecuzione i mirabili complessi orchestrali e corali stabili del Teatro Massimo, l'ultimo dei quali impeccabilmente preparato dal maestro Leone, è al disopra di ogni giudizio e di ogni elogio: ci limitiamo soltanto a ricordare con ammirazione e gratitudine le sue doti di trascinatore e di moderatore dal gusto squisito.
Fra i solisti Pia Tassinari, che ha riscosso consensi solo nello Stabat Mater, ha quindi sostenuto la parte di Maria nella Passione ed è stata molto ammirata per il timbro soave della ma voce e per le doti di intelligente e finissima interprete, pur soltanto vocalmente.
Il tenore Tasso, dalla voce dei più puro metallo e traboccante di sentimento, ha interpretato magistralmente la parte di Pilato e del Ladron destro nella Passione e di Gesù nel Battesimo.
Il Vanelli, anch'egli pieno di calore e vigore drammatico, ha reso ottimamente le parti di Erode, del Ladron sinistro e del San Giovanni, mentre il Vanelli, dalla voce calda e simpatica, è riuscito molto gradito nelle parti del Capitano e del Giudeo.