ANDREA BAMBACE

Musica. In un nuovissimo CD le opere sinfoniche
del compositore napoletano a 100 anni dalla nascita


MARIO PILATI

QUEL GRANDE MAESTRO DI GAVAZZENI

Un atteso riconoscimento per un
musicista ignorato per troppo tempo

BOLZANO. Nel 2003 si ricorderanno i cento anni dalla nascita del compositore napoletano Mario Pilati e sarà forse quella l'occasione per il pieno risarcimento alla memoria nei riguardi di un musicista che la storia del secondo Novecento aveva pressoché cancellato nonostante la sua opera sinfonica e cameristica avesse raggiunto prima del secondo conflitto mondiale uno straordinario spessore artistico comprovato dalle esecuzioni applaudite in Europa e in America su promozioni dei più grandi interpreti, da Victor De Sabata a Mitropoulos ad Alfredo Casella e Mengelberg. Nel frattempo, in buona parte grazie, all'appassionato desiderio di rivalutazione della figlia Laura, Pilati e il suo meraviglioso catalogo, a suo tempo quasi completamente pubblicato da Casa Ricordi, si sono imposti negli ultimi anni all'attenzione generale sia a livello concertistico sia a livello discografico. Ne è ulteriore prova il CD pubblicato di recente dall'etichetta Marco Polo (8.225156) e interamente dedicato alle composizioni sinfoniche del musicista italiano che fu allievo prediletto di Ildebrando Pizzetti ** e pupillo di Francesco Cilea e a sua volta maestro di Gianandrea Gavazzeni. Nel quadro della «Pilati-Renaissance» si inserisce assai bene la pubblicazione del Concerto per orchestra in do maggiore scritto nei primissimi anni '30, eseguito come gli altri presenti nel CD (Tre Pezzi per orchestra del '29, la Suite per archi e pianoforte del '25 e Alla culla del '38, composto quest'ultimo tre settimane prima della morte) dalla Slovak Radio Symphony Orchestra diretta da Adriano. Tenuto a battesimo alla Biennale di Venezia del 1938 da Dimitri Mitropoulos, il brano sinfonico incontrò subito un grande successo per merito di una capacità orchestratrice superba e la solarità e la freschezza dell'invenzione. Elementi che emergono prepotentemente anche nella registrazione in questione, capace ancora una volta di porre sul tavolo una questione ormai improrogabile, Per quale motivo infatti la musica di Pilati non viene correntemente eseguita quando la sua portata storica ed artistica non risulta inferiore a quella di un Ottorino Respìghi? Cosa aspettano direttori almeno italiani come Muti, Abbado, Chailly a prendere coscienza di tale fenomeno?

[ALTO ADIGE, venerdì, 28 dicembre 2001]

** «Si considerava mio discepolo. Non era vero, ché proprio studiato con me non aveva, soltanto avevamo spessissimo insieme parlato e discusso di musica. Ma di quella sua dichiarazione mi sono sempre onorato» [I. Pizzetti]